Indochine, "Paradize"

9/10

Gli Indochine sono una delle mie band preferite da circa una... ventina d'anni.

Dopo qualche tentativo andato a vuoto sul finire degli anni 80, eccoli finalmente pubblicati anche in Italia con quello che è sicuramente il loro album più completo, "Paradize", uscito in Francia lo scorso anno e ormai giunto a circa 700.000 copie vendute.

Mixato da Gareth Jones (Depeche Mode, Einsturzende Neubauten, Marlene Kuntz...) "Paradize" è un disco rock variegato e indubbiamente moderno, dove melodia, chitarre rumorose e romanticismo oscuro vanno di pari passo e si fondono alla perfezione tra di loro.

Ormai unico membro superstite della formazione iniziale, il cantante Nicola Sirchis ha saputo accerchiarsi di ottimi musicisti e di collaboratori esterni dall' indubbio talento.

Troviamo così Melissa Auf Der Maur (Hole, Smashing Pumpkins) al basso e alla voce (in francese) nella sensuale ballata "Le grand secret", la scrittrice Ann Scott che ha contribuito al testo della epica title-track, per non parlare di tutta una serie di nomi grossi della musica francese.

Placebo, Marilyn Manson (ascoltatevi il chiaro omaggio al reverendo intitolato appunto... "Marilyn"), Smashing Pumpkins, ultimi Depeche Mode sono alcune delle coordinate entro le quali si muovono le canzoni di questo disco.

Segnaliamo così l'efficace "Punker", il singolo di successo "J'ai demandé à la lune", l'affascinante "Le manoir", l'iconoclasta "Like a monster", la diretta "Popstitute" o ancora la brillante "Electrastar".

Stupenda la copertina - una donna incinta con la mano infilata nelle mutandine - che sicuramente infastidirà qualche benpensante.